Piccole vittorie in Toscana
Vivere in Toscana significa godersi la vita, improvvisare e avere pazienza. Tra 38 gradi, un contatore dell’acqua scomparso, Ryanair, un vecchio trattore e i primi passi verso il nostro agriturismo.
8/30/20264 min leggere


Il venditore della nostra casa ce lo aveva già detto: qui vi trovate in una zona particolare. Grazie alla posizione tra diverse colline, qui in Toscana sembra quasi esserci un microclima tutto suo. All’inizio gli avevo creduto sulla parola, ma dopo le prime settimane devo ammettere che aveva ragione. Qualunque cosa dica il meteo, una cosa ormai la so con certezza: non ci azzecca mai del tutto.
Nelle ultime settimane sembra che qui ci siano sempre 38 gradi. E se per caso piove, cosa che sinceramente sembra quasi una benedizione, poco dopo torna di nuovo il cielo completamente azzurro e la temperatura ricomincia a salire.
Si riesce a sopportare? Assolutamente sì. È un caldo diverso rispetto a quello dei Paesi Bassi e qui, inoltre, c’è quasi sempre un po’ di vento. Fa caldo, certo, ma se si mantiene un ritmo tranquillo è assolutamente gestibile. E se proprio non ce la facciamo più, abbiamo sempre la nostra fedele piscina Intex.
Non fraintendetemi, ovviamente siamo felici di questo clima. Soprattutto quando si vedono le immagini dal nord Italia, dove a volte cadono dal cielo chicchi di grandine grandi come palline da tennis. Con l’uva ormai quasi pronta per la raccolta, spero soprattutto che tutto questo ci venga risparmiato.
Torniamo un attimo al contatore dell’acqua. Sapete, quello che non riuscivamo più a trovare.
Esatto: non riuscivamo, perché alla fine lo abbiamo trovato.
La società dell’acqua ci ha infine inviato le coordinate GPS del pozzetto in cui si trovava. Seriamente, penso che quel contatore sia a circa la lunghezza di un campo da calcio di distanza dalla nostra proprietà, nascosto in un pozzetto lungo la strada pubblica.
E continua a sembrarmi curioso il fatto che tu possa stare lì, lungo la strada, insieme ad Hanneke, con un piede di porco, un cacciavite e un martello, a trafficare intorno a un pozzetto senza che nessuno si chieda minimamente cosa stiate facendo.
Un’altra vittoria. (Sì, questo è ormai il nostro livello di vittorie in Italia 😊.)
In questo periodo lavoro in forma ibrida e così mi è capitato di dover tornare per qualche giorno nei Paesi Bassi per essere presente di persona per lavoro. Nella tua testa è comunque una sensazione strana: stai andando nei Paesi Bassi. Per quanto tutto sia familiare, non è più casa tua. Conosci le strade, le abitudini, tutto ti è familiare, eppure è diverso.
Ero contento di poter lasciare la mia famiglia per la prima volta sapendo che i miei suoceri erano lì con loro. In questo modo abbiamo potuto entrambi capire come sarebbe stato se fossi stato via per qualche giorno.
Arrivato a Pisa, ho parcheggiato la Kodiaq in uno di quei tipici parcheggi italiani. Sapete com’è: o il posto è sempre troppo stretto, oppure le linee sull’asfalto non hanno assolutamente nulla a che vedere con il modo in cui sono parcheggiate tutte le altre auto.
Quando finalmente ho trovato un posto, mi è arrivato un messaggio da Ryanair: ritardo.
Hmm. Cominciamo bene, ho pensato.
Abbastanza stupidamente, sì, lo ammetto, sono poi passato dai controlli di sicurezza completamente perso nei miei pensieri. Stupidamente, perché una volta dall’altra parte ti ritrovi praticamente in un enorme pollaio. E con un volo in ritardo, non puoi fare altro che aspettare che qualcuno decida che puoi finalmente andare avanti.
Poi l’ho vista lì. L’ho osservata da lontano e le sue linee eleganti mi hanno fatto sorridere. Per chiarezza, sto ovviamente parlando dell’aereo.
Finché non ho guardato uno dei motori. Ci stavano chiaramente lavorando e all’improvviso ho capito molto meglio il motivo del ritardo. E sapete una cosa? A volte, in quel momento, sei improvvisamente molto contento del ritardo. Meglio che si prendano tutto il tempo necessario per sistemare tutto prima di partire.
Alla fine siamo arrivati sani e salvi nei Paesi Bassi. Un’ora e mezza più tardi del previsto, ma pazienza: meglio un’ora e mezza di ritardo che non arrivare affatto, era il motto.
E il lavoro ibrido aveva anche un altro vantaggio. Mentre i miei suoceri erano da noi in Italia, nei Paesi Bassi ho dormito da mio padre. Che bello stare di nuovo, per un attimo, sotto l’ala di papà. Passare un po’ di tempo di qualità insieme non è stato certo un sacrificio.
Nel frattempo, in Italia, l’uva continua semplicemente a maturare. Ogni giorno faccio un giro di controllo sul terreno. La recinzione è ancora a posto? Come sono le uve? Le foglie stanno cambiando colore? E com’è il terreno?
Lo faccio con il mio vecchio trattore Ford 4600. Un trattore più vecchio di me e che riesce quasi ogni giorno a sorprendermi.
A volte sembra davvero che quel coso stia mettendo alla prova la mia pazienza. Oggi parte oppure no? Le luci funzionano? Sono nella marcia alta o in quella bassa? Il mezzo è così vecchio, ma allo stesso tempo così robusto, che in alcuni punti non si legge più assolutamente nulla.
E ogni volta che penso: ah, adesso ho capito come funziona, salta fuori che c’è ancora qualcosa di leggermente diverso.
È proprio in quei momenti che ti rendi conto di quanto siamo diventati viziati dalla tecnologia moderna. Da una Kodiaq che fa praticamente tutto per te, a un trattore che fa una cosa sola: esattamente quello che gli chiedi. E se gli chiedi la cosa sbagliata, farà anche quella.
Un’esperienza divertente, posso assicurarvelo. 😄
E nel frattempo, molto lentamente, La Meridiana comincia sempre più a prendere forma. Questa settimana arrivano le galline, il primo capannone è stato demolito e sempre questa settimana verranno a fare il sopralluogo per l’installazione di una nuova caldaia.
Passo dopo passo stiamo andando avanti nella nostra nuova avventura: vivere in Toscana, lavorare la terra e costruire il nostro futuro agriturismo.
E chissà, magari l’anno prossimo saremo proprio noi ad accogliervi come ospiti a La Meridiana
