Un biglietto di sola andata per l’Italia, le nostre prime tre settimane in Toscana

Tre settimane di vita in Italia: abituarsi ai ritmi toscani, alla siesta, a nuove avventure e alla ricerca di un contatore dell’acqua introvabile.

8/10/20264 min leggere

Ed eccoci qui: sono già passate tre settimane da quando siamo arrivati in Italia. Nel linguaggio comune si potrebbe anche chiamare “vacanza estiva”. Solo che, per noi, si tratta di un viaggio di sola andata. Ma mamma mia, quanto vola il tempo qui.

Tra l’abituarsi, il sistemarsi, l’acclimatarsi e lo scoprire tutto da capo — avete capito cosa intendo 😊 — ogni tanto ci fermiamo anche a guardare indietro e avanti. Se dovessi dare un voto a dove siamo arrivati in questo momento, direi un 7.

Da lettori potreste pensare: beh, un 7 non è poi un voto così eccezionale. Credetemi, ai tempi della scuola io con un 7 ero più che felice. Perché proprio un 7? Perché quando ti trasferisci all’estero, per sistemarti, organizzarti e far funzionare le cose devi praticamente imparare tutto da capo. La conoscenza del sistema olandese qui non ti porta molto lontano. Quindi, oltre a sistemarti e organizzare tutto, devi anche imparare a lasciar andare il modo olandese di pensare.

E quindi sì, di quel 7 sono orgoglioso. Orgoglioso di dove siamo arrivati dopo tre settimane. Orgoglioso delle mie ragazze e di come se la stanno cavando. E orgoglioso di noi, perché questo passo lo abbiamo fatto davvero.

Bene, basta complimenti!

In queste tre settimane, ovviamente, succedono anche cose divertenti. Per esempio: qui ci sono in media 38 gradi, quindi nel pomeriggio non ti passa nemmeno per la testa di fare qualcosa. Basta camminare fino al frigorifero per arrivarci già sudati e avere immediatamente voglia di chiudersi dentro. Più o meno quella è la sensazione.

All’inizio ci è voluto un po’ per abituarci. Perché sì, come sarebbe a dire “siesta”? Quella è roba per gli altri. Così, nei primi due giorni, abbiamo fieramente mantenuto il nostro spirito lavorativo olandese… per poi renderci conto che, in realtà, la siesta è una cosa meravigliosa.

Quindi adesso ci alziamo presto. E con “ci” intendo in questo caso Hanneke e me — delle ragazze parlerò tra poco. La mattina lavoriamo nei campi e dal primo pomeriggio galleggiamo in piscina o facciamo un pisolino, per poi tornare lentamente in vita verso le quattro.

E, sinceramente… è fantastico.

Torniamo allora alle ragazze. Loro qui stanno chiaramente sviluppando un ritmo completamente diverso e hanno anche una propria interpretazione della siesta.

Hanno infatti scoperto che in paese c’è un bar dove possono “conoscere gente nuova”. Il fatto che questa “gente nuova” venga soprattutto valutata in base all’aspetto fisico e, per pura coincidenza, appartenga al sesso opposto è naturalmente del tutto casuale.

Così, mentre io comincio a preparare la cena, al piano di sopra si forma una nuvola di spray, profumi esotici e altri gas propellenti, e poco dopo compaiono due figlie perfettamente tirate a lucido.

Mentre in Italia mangiare è un momento per stare insieme, incontrarsi e fare belle conversazioni, da noi per il momento significa soprattutto: mangiare velocemente, così da poter andare al bar il prima possibile.

Potete immaginare come va a finire: tornano a casa tardi e quindi, naturalmente, la mattina bisogna dormire.

Mettiamola così: più o meno quando noi iniziamo la nostra siesta, le nostre figlie si svegliano.

E, sinceramente? Spero che se la godano finché possono. A metà settembre ricomincerà la scuola e allora la festa sarà finita.

Nel frattempo abbiamo anche ottenuto i nostri numeri di telefono italiani — e li abbiamo condivisi. Se per caso non avete ricevuto il nostro numero ma vi farebbe piacere averlo, mandateci pure una mail!

Anche l’elettricità ormai è intestata a noi, ma l’acqua… quella si è rivelata un po’ più complicata.

Nei Paesi Bassi il contatore dell’acqua è normalmente sistemato ordinatamente dentro casa. In Italia, invece, i contatori si trovano spesso da qualche parte vicino alla facciata esterna. O, nel nostro caso: da qualche parte, ma sicuramente non vicino alla nostra facciata.

Come in un brutto film, nelle ultime settimane ho aperto praticamente ogni pozzetto immaginabile sul nostro terreno, alla ricerca di un contatore dell’acqua.

Dopo aver chiesto informazioni all’agente immobiliare, abbiamo scoperto che il contatore non si sarebbe trovato sul nostro terreno, ma su quello del vicino.

Così, armato di martello e piede di porco, sono entrato nel terreno del vicino alla ricerca di un pozzetto.

Dopo aver ispezionato praticamente tutto il suo terreno — a quanto pare qui nessuno trova strano vedere uno sconosciuto girare con martello e piede di porco ad aprire pozzetti — siamo arrivati alla conclusione che il contatore non era nemmeno lì.

Il suggerimento successivo è stato che si trovasse vicino al distributore di benzina. Devo ammettere che a quel punto ho cominciato seriamente a pensare che qualcuno mi stesse prendendo in giro.

Non ho aperto soltanto i pozzetti dell’acqua, ma anche quelli vicino ai serbatoi di carburante. Di contatori ne ho visti parecchi, questo sì. Solo non quello che stavo cercando.

Alla fine ho chiamato di nuovo l’agente immobiliare. Sono arrivati due signori che avrebbero dovuto aiutarmi. O almeno, questo è quello che pensi all’inizio.

A questi due signori ho poi dovuto spiegare che un contatore dell’acqua si trova sulla condotta principale e non è nascosto da qualche parte dentro il nostro capannone. Anche se, naturalmente, sarebbe stato comodo.

Per farla breve: adesso aspettiamo l’azienda dell’acquedotto. Verranno loro a cercare il contatore.

Ah sì, probabilmente soltanto a settembre. Perché adesso, naturalmente, è periodo di vacanze.

Arrabbiarsi non serve a nulla. L’acqua ce l’abbiamo.

Vedremo.

E così scorrono le giornate italiane. Piano piano comincia a nascere una certa routine e anche nella testa torna un po’ di spazio per scrivere un blog.

Per oggi direi che basta così. È ora di concludere la giornata con un buon bicchiere di vino.

Salute!

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